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Da un'idea di Tiberio Gracco
In occasione della "Giornata internazionale dei musei" indetta dall'ICOM (International Counsil Of Museums), per lunedì 18 maggio 2009, il Museo Gracco di Arte Contemporanea e Fotografia di Pompei ha presentato il seguente programma:
"L'AFFRESCO RITROVATO"
Ricostruzione, sulla base di rilievi in situ, studi bibliografici e comparazioni grafiche, di un affresco di Pompei scomparso. L'affresco orginale (di cm 37,5 x 47), che rappresentava Teseo e il minotauro, era collocato sulla parete nord dell'oecus della Fullonica nella Via di Mercurio (regio VI, insula 8, ingresso 21). La particolarità di questo dipinto risiede nel fatto che, a differenza delle versioni simili del medesimo soggetto, come quella della Casa Imperiale di Pompei o della basilica di Ercolano, più vicine a un originale greco, qui l'eroe vincitore non è acclamato da fanciulli in festa e l'impianto della rappresentazione ricorda una scena teatrale.
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409° ANNIVERSARIO DEL MARTIRIO DI GIORDANO BRUNO |
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Il 17 febbraio 1600 venne bruciato vivo uno dei più grandi pensatori di tutti i tempi, il filosofo nolano Giordano Bruno. Il 17 febbraio 2009 ricorre il 409° anniversario di quel martirio. Un’opera emblematica del pensiero di Bruno, pubblicata la prima volta nel 1582 in latino, è il “De umbris idearum” (Le ombre delle idee), un testo mediante il quale sarebbe “possibile conoscere e ricordare le idee e i processi che le connettono, così da costruire tut ta l'enciclopedia del sapere” (Tullio Gregory, Amarcord per combinazione). Le varie traduzioni in lingua moderna che ne sono state pubblicate spesso trascurano, a nostro avviso, la ricchezza di significato che traspare dal testo originale. Ci sembra di avvertire la mancanza di una lettura onnicomprensiva, o esauriente benché sintetica, degli svariati e complessi argomenti trattati nell’opera.
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ISTRUZIONE ARTISTICA E BENI CULTURALI NEL VALLO DI DIANO |
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di Gerardo Pecci
Il Vallo di Diano, posto nella parte meridionale della provincia di Salerno è un territorio pressoché omogeneo, ai confini geografici e amministrativi tra la Campania e la Basilicata. E’ un’interessante fetta d’Italia ché racchiude opere d’arte di grande importanza: segni di una cultura importante e significativa, variamente stratificata nel tempo. Per quanto concerne la ricerca sui beni culturali, questo variegato e complesso territorio offre un’interessante lettura, anch’essa variamente sfaccettata, di realtà artistiche diverse, intrecciate tra loro nel generale rapporto tra quanto veniva realizzato e proposto nei “centri” dell’arte “aulica”, soprattutto Napoli, e quanto veniva poi realizzato nelle “periferie”. Il Vallo di Diano si propone, quindi, come un vero e proprio “laboratorio di ricerca” storico-artistico.
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ANCORA SU GIACOMO COLOMBO. LA STATUA DI SAN PIETRO A SERRE |
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di Gerardo Pecci
Negli ultimi anni la ricerca storico-artistica relativa alla scultura in legno ha evidenziato una rinnovata attenzione critica. Soprattutto per il periodo compreso tra il XVII e il XVIII secolo. L’interesse degli studiosi si è rivolto particolarmente verso la produzione scultorea dell’Italia meridionale, ma non solo. La nascita, nel 2003, del Centro Studi sulla Civiltà Artistica dell’Italia Meridionale “Giovanni Previtali” ha ulteriormente contribuito, e contribuisce, allo sviluppo della ricerca storico-artistica nel Meridione. Numerosi sono gli studiosi soci del Centro che hanno affrontato e affrontano problemi specificamente legati alla storiografia e alla ricerca sulla scultura in legno in area meridionale italiana .
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di Gerardo Pecci
Il Centro Studi sulla Civiltà Artistica dell’Italia meridionale “Giovanni Previtali”, con sede a Roccagloriosa (Salerno), è nato nella primavera del 2003. Ne è presidente il prof. Francesco Abbate, fiorentino di nascita e formazione, meridionalista per vocazione, uno dei massimi studiosi della storia dell’arte meridionale, docente di metodologia della storia dell’arte nell’Università degli Studi di Lecce, autore di importanti studi sulla storia dell’arte in Italia meridionale. Tra i suoi più importanti studi figura La scultura napoletana del Cinquecento e la monumentale opera Storia dell’arte nell’Italia meridionale, giunta al quarto tomo (i volumi pubblicati finora vanno dal medioevo al Seicento). Presidente onorario è il Prof. Ferdinando Bologna, docente emerito delle Università di Messina, Napoli e Roma2, attualmente docente presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli.
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Eterodossia e ortodossia a confronto? Riflessioni per una lettura critica
di Gerardo Pecci
Dal prossimo 10 novembre 2006 e fino al 25 dello stesso mese a Roma, nella chiesa di Santa Maria del Popolo, saranno esposte, fianco a fianco, due opere del Caravaggio aventi lo stesso soggetto sacro: “La conversione di Saulo”. Vorrei qui proporre una loro lettura, in vista di questo evento unico che sicuramente sarà foriero di ulteriori indagini e riflessioni critiche in merito.
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di Gerardo Pecci
Il gruppo ligneo della SS.Trinità, proveniente dall’omonima chiesa di Popoli (Pescara), iconograficamente ricalca la tradizione canonica del tema sacro, già presente in molte raffigurazioni dipinte affondanti le radici nella cultura artistica occidentale, ma anche in quella orientale. Dio Padre, simbolo della potenza e della regalità divine, è rappresentato come un vecchio patriarca dalla barba fluente, il braccio destro è in atto benedicente.
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PROVENIENTE DALLA CHIESA DI SAN PIO V (DETTA DI SAN DOMENICO) A POPOLI (PE)
di Gerardo Pecci
La scultura lignea della Madonna del Suffragio, proveniente da Popoli, ha un impianto iconografico appartenente alla cultura figurativa devozionale, popolare, presente in gran parte dell’Italia meridionale post-tridentina. Il tema iconografico è legato strettamente a quello della Madonna delle Grazie e ne rappresenta una variante. Infatti, il tema della Madonna col Bambino che fa stillare latte dal seno per il refrigerio delle anime purganti è presente, ad esempio, in molti dipinti dell’Italia meridionale tra la seconda metà del XVI secolo e fin verso la fine del secolo seguente, ma anche oltre.
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QUALE SICUREZZA PER LE OPERE ESPOSTE IN MOSTRA?
di Gerardo Pecci
In Italia ci sono mostre e mostre, se ne fanno di tutti i tipi e non tutte scientificamente serie e ben documentate. Certamente la mostra in corso alle Scuderie del Quirinale, a Roma, sull’opera di Antonello da Messina rappresenta un avvenimento unico nel panorama delle grandi mostre che in questi ultimissimi anni si sono avute in Italia.
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Di Giuseppe Falanga
Gerardo Pecci, Riflessioni su Giacomo Colombo e sulla statua della “Madonna del Rosario” in Postiglione, in Rassegna Storica Salernitana, n. 43, XXII, 1, giugno 2005, pp. 149-179.
Nel corso di un sopralluogo nella Chiesa di San Giorgio a Postiglione, per analizzare il bel tabernacolo marmoreo del 1517, lo storico dell’arte ebolitano Gerardo Pecci si è imbattuto in un’inedita statua di Giacomo Colombo (Este di Padova, 1663 – Napoli 1731ca). Si tratta di una Madonna del Rosario, scolpita in legno policromato con grande perizia tecnica, a mo’ di manichino snodabile, a grandezza naturale, pari a cm 175 di altezza. Il busto ligneo è ancorato con ganci di ferro ad un supporto tronco-conico; mancano la corona, la veste ed il manto, sottoposte a ripulitura. Il gancio metallico che, all’altezza del gomito, raccorda braccio ed avambraccio lascerebbe dedurre che la Vergine reggesse un tempo la statua del Bambino, trafugata anni fa.
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UN CAPOLAVORO POCO CONOSCIUTO |
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LA SANTA MARIA DELLA PIETA’ DI GIACOMO COLOMBO A EBOLI Un articolo di Gerardo Pecci
Nella centralissima Collegiata di Santa Maria della Pietà di Eboli (Salerno) si conserva uno dei massimi capolavori della scultura lignea tra barocco e rococò. Si tratta di un’opera imponente dello scultore Giacomo Colombo (1663-1731), sicuramente il più significativo esponente della scultura lignea di impronta devozionale post-tridentina nell’Italia meridionale, tra Seicento e Settecento. Si tratta del prezioso gruppo ligneo rappresentante “Santa Maria della Pietà”.
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Pittura: S.O.S. CARAVAGGIO: CERCASI DIPINTO TRAFUGATO |
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La “Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi” già nell’Oratorio di San Lorenzo a Palermo
di Gerardo Pecci
Nella grande mostra in corso al Museo Nazionale di Capodimonte, a Napoli, riguardante gli ultimi quattro anni di vita del grande pittore Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571-1610) vi è una lacerante assenza: un dipinto realizzato a Palermo nell’estate del 1609 dal grande artista lombardo, proveniente da Messina mentre era in fuga disperata da Malta, inseguito da sicari prezzolati da un potente cavaliere dell’Ordine dei Cavalieri di Malta. Si tratta di un’opera a dir poco straordinaria, dipinta per l’Oratorio della Compagnia San Lorenzo a Palermo: è la celeberrima “Natività con i Santi Lorenzo e Francesco di Assisi”.
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Il Cilento degli artisti |
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Per troppo tempo il termine Cilento ha rievocato solo immagini negative relative alla miseria, all’arretratezza endemica , ai moti rivoluzionari, al brigantaggio, alla triste realtà dell'emigrazione.
Accettare la verità storica di questi fenomeni non deve pregiudicare il riconoscimento di un'identità di questo territorio , di una ricchezza culturale
che gli appartiene e che lo accompagna.
L'anima viva e pulsante dell’area, da tempo divenuta Parco per decreto presidenziale,
le conferisce una fisionomia ,un’origine e un destino del tutto propri.
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Pittura: Nicola Peccheneda (1725-1804) |
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Nel bicentenario della morte
di Nadia Parlante
La seconda metà del Settecento rappresenta per l’arte campana un momento di profondi cambiamenti. Nell’ambito della cultura figurativa napoletana, dominata dalla personalità indiscussa di Francesco Solimena e dei suoi primi allievi, si registrano molteplici fermenti di novità che influenzeranno tutto il secolo XVIII e in parte quello successivo.
In questo vivace dibattito culturale, che tenta di conciliare la fortunata tradizione seicentesca e gli orientamenti classicisti promossi dalla Corte ferdinandea, l’irruenza barocca dell’anziano Solimena e la grazia rocaille di Francesco De Mura, le esigenze di rinnovamento delle arti con quelle di moralizzazione e indottrinamento della Chiesa postridentina, agisce una folta schiera di “solimeneschi” più o meno noti, che disseminarono il verbo del Maestro in tutto il Regno, fino alle sue propaggini più estreme.
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Archivio sonoro della Canzone Napoletana |
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Siamo già nel “Guinness dei primati”.
Napoli da oggi possiede il più grande jukebox nel mondo.
Con una scelta tra circa 18.000 differenti esecuzioni di sole canzoni napoletane. Un numero destinato a crescere quotidianamente, con il contributo di tanti, verso il traguardo di 100.000. Alla maggior parte di quei titoli è già associata una scheda che ne fa conoscere autori, esecutori, casa editrice musicale, anno di composizione, etc.; e nuove informazioni vengono raccolte per arricchire e completare al massimo la documentazione.
Queste le prime cifre, dopo quasi due anni di lavoro, dell’Archivio sonoro della canzone napoletana, un’iniziativa della Divisione Radiofonia della RAI, realizzata in collaborazione con Regione Campania, Provincia di Napoli e Comune di Napoli, che si propone di raccogliere, documentare, riversare in digitale e mettere a disposizione del più vasto pubblico il maggior numero di riproduzioni musicali del repertorio canoro partenopeo.
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Importante novità dal passato - CRISTO FLAGELLATO |
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Un inedito affresco del 1510 a Eboli nel Convento della SS. Trinità
di Gerardo Pecci
Nell’ex Convento della SS: Trinità o di Sant’Antonio in Eboli, ora sede del Liceo Artistico Statale “Carlo Levi”, da uno strato di scialbo che lo ricopriva è stato riportato alla luce un interessante affresco. Si tratta di una scoperta importantissima, che si affianca a quella dei dipinti murali di Ottavio Paparo, più tardi di circa un ottantennio, nel medesimo luogo. L’affresco, di circa cinque metri di larghezza per due metri e mezzo di altezza, posto accanto alla porta dell’Aula Magna del liceo, sulla parete esterna di essa, è una lunetta che, come quelle di Ottavio Paparo poste lungo il perimetro interno del chiostro, era stata coperta da uno strato di scialbo che ne occultava il soggetto.
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La casa del Signore |
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I tabernacoli eucaristici di Serre e Postiglione
di Gerardo Pecci
I tabernacoli come “Casa del Signore”. E’ su questo che intendo riflettere, e indurre alla riflessione chi mi legge, sui tabernacoli intesi anche come gioielli d’arte e di fede che il Rinascimento toscano ha prodotto a partire dalla metà del Quattrocento, che si è poi diramata in tutte le contrade d’Italia, dal Nord al Sud.
Per tabernacolo liturgico, sacramentale, s’intende oggi l’edicola chiusa, posta al centro dell’altare, nella quale sono conservate le sacre specie, l’Eucarestia. Nel XV secolo si diffuse l’uso di conservare le sacre specie anche in un nuovo tipo di tabernacolo, a edicola, o tempietto dalle forme classicheggianti, posto al centro dell’altare. Numerosissime nei secoli XV e XVI furono anche le custodie per eucaristie, poi utilizzate per contenere olio santo, che troviamo applicate al muro, generalmente alla sinistra dell’altare maggiore, nello spazio architettonico presbiteriale. Ma tabernacoli rinascimentali a parete sono documentati in origine anche nello spazio del coro di una chiesa, nel presbiterio, alle spalle dell’altare maggiore, come quello nella chiesa di San Francesco ad Eboli.
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UN PITTORE EBOLITANO |
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OTTAVIO PAPARO E LE STORIE DI SAN FRANCESCO NEL CHIOSTRO DEL CONVENTO DI SANT’ ANTONIO A EBOLI
di Gerardo Pecci
Gli affreschi venuti alla luce nel chiostro dell’Ex Convento di Sant’Antonio, o della SS. Trinità, in Eboli, ora sede del Liceo Artistico Statale “Carlo Levi”, probabilmente risalgono alla fine del nono decennio del XVI secolo o i primissimi anni del secolo successivo. Essi si riferiscono alla quinta, alla sesta, alla settima e all’ottava lunetta a partire dall’ingresso al chiostro. I restauratori Umberto Biancamano e Diana Naponiello li hanno liberati da uno strato di scialbo che li occultava.
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Eboli - Salviamo il tabernacolo nella chiesa di San Francesco! |
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di Gerardo Pecci
Nella chiesa di S. Francesco a Eboli, nel cuore del centro storico cittadino, vi sono conservate opere rinascimentali di grande valore. In essa si conservava la stupenda Madonna di Costantinopoli (circa 1519), dipinto ad olio su tavola, unica opera di Andrea Sabatini da Salerno (circa 1480-1530) nel complesso monumentale di San Francesco, ora nel Museo Diocesano di Salerno. Da ricordare anche i dipinti a fresco delle vele dell’abside, che la critica e la storiografia artistica più aggiornate attribuiscono ad Agostino Tesauro, pittore rinascimentale originario di Giffoni Valle Piana.
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AGOSTINO TESAURO E GLI AFFRESCHI NELLA CHIESA DI SAN FRANCESCO |
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La Chiesa di S. Francesco a Eboli, con l’omonimo ex convento annesso, è posta nel cuore del centro storico cittadino; conserva un ciclo di dipinti a fresco, nelle vele del coro, raffiguranti accigliati profeti a mezzo busto, dipinti entro oculi e recanti cartigli con versetti biblici, che ci forniscono indicazioni sul programma ideologico-religioso della decorazione dell’intera volta (fig. 1). Si tratta di un ciclo che allude all’esaltazione di Gesù e della Madonna, in rapporto con quanto rivelato dai Profeti dell’Antico Testamento. La storiografia artistica attribuisce il ciclo affrescato alla mano del pittore Agostino Tesauro (attivo a Napoli dal 1501 al 1546) e li data intorno al 1512 (P. Leone De Castris).
di Gerardo Pecci
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UNA CERTA IDEA DELL’ARTE |
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BREVE VIAGGIO NELL’EDITORIA D’ARTE ITALIANA PER IL PUBBLICO NON SPECIALIZZATO di Gerardo Pecci
Accanto alle tradizionali case editrici iperspecializzate nel campo delle pubblicazioni scientifiche nel settore dell’arte, dai cataloghi di mostre a saggi su argomenti vari, alle grandi monografie e biografie di artisti più o meno noti o notissimi, anche i quotidiani e i periodici, soprattutto i settimanali, le grandi testate giornalistiche nazionali italiane, hanno proposto da qualche anno al lettore comune, non specializzato, in abbinamento alla vendita ordinaria dei propri prodotti editoriali piccole monografie su periodi dell’arte, su singoli artisti o su singoli capolavori.
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UN’ INEDITA STATUA LIGNEA DELLO SCULTORE GIACOMO COLOMBO |
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POSTIGLIONE
E’ DELLO SCULTORE GIACOMO COLOMBO UN’ INEDITA STATUA LIGNEA DELLA MADONNA DEL ROSARIO CONSERVATA NELLA CHIESA DI SAN GIORGIO
Il due novembre scorso mi sono recato a Postiglione (Salerno) per un sopralluogo per uno studio che sto conducendo sul bellissimo tabernacolo marmoreo a parete, del 1517, conservato nella Chiesa parrocchiale di San Giorgio. Con l’occasione il parroco della cittadina degli Alburni, Don Luigi Terranova, mi ha condotto in un localino annesso alla sacrestia della chiesa e mi ha mostrato una statua lignea della Vergine, ma senza l’abito, il manto e la corona perché in corso di restauro.
di Gerardo Pecci
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Pittura a Pompei: Arte o decorazione? |
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Troppo spesso si parla della pittura pompeiana come di semplice decorazione, priva di qualsiasi originalità artistica o spessore culturale. Addirittura, viene considerata una brutta copia di modelli greci andati perduti. Strano, vero? Se avete visitato l'antica Pompei, probabilmente sarete stati affascinati, o quanto meno incuriositi, dalle numerose pareti dipinte. Non pochi visitatori della mitica città, italiani e stranieri, rimangono impressionati da una pittura che, malgrado la tremenda eruzione del Vesuvio e secoli di abbandono, si è conservata pressoché integra. Sembra quasi di veder rivivere gli antichi pompeiani attraverso i dipinti che abbellivano le loro case. Come si spiega allora il fatto che la pittura pompeiana finisce per essere mortificata da considerazioni oltremodo superficiali?
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Arma dei Carabinieri
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