VIGEZZINI DI FRANCIA
Data: Saturday, 28 June 2008 alle ore 14:06
Argomento: Libri d'Arte



Firmato da Dario Gnemmi, storico d'arte e studioso ossolano recentemente scomparso, il volume racconta la storia della pittura della valle Vigezzo e degli artisti che l'hanno animata per oltre un secolo nel suo periodo di massimo splendore, a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento.
Il libro nasce dalla volontà dell'autore di rompere l'inspiegabile silenzio della critica intorno all'arte vigezzina, i cui esponenti hanno saputo, pur nel proprio isolamento geografico e culturale, sviluppare percorsi artistici paralleli ai più noti movimenti europei, come l'impressionismo di Paul Cézanne, l'espressionismo di Edward Munch, il cubismo di Pablo Picasso e la "pittura informale", talvolta divenendone inconsapevoli esponenti o, addirittura, involontari anticipatori.
Il volume si presenta come una miscela di analisi di opere, tecniche e correnti artistiche, biografie dei pittori e dei luoghi, che porta finalmente alla luce un nuovo e prezioso tesoro artistico - culturale, rimasto sinora incomprensibilmente nascosto.



“Vigezzini di Francia” racconta quella che è la storia della pittura in Val Vigezzo e degli artisti chel’hanno animata per oltre un secolo a cavallo tra ‘800 e ‘900. Un volume di più di duecento pagineappena finito di stampare dalla Skira Editore, una vera e propria istituzione dei cataloghi d’arte, efirmato da Dario Gnemmi, storico d’arte e studioso ossolano recentemente scomparso.Il libro è però molto più di un semplice catalogo: l’analisi delle opere, della tecnica e delle espres-sioni artistiche è sapientemente miscelata da Gnemmi con le biografie dei pittori e dei luoghi, in uno stile narrativo capace di evocare il contesto storico-culturale e avvincere il lettore come succedeper un romanzo.

Le storie sono quelle di Enrico Cavalli, Lorenzo Peretti Jr., Carlo Fornara e tanti altri protagonisti dicento e oltre anni di arte sviluppati tra Francia e Val Vigezzo, passando dai successi internazionalidi Parigi, agli intimi periodi di ricerca e di studi in patria, fino all’inspiegabile oblìo della criticapassata e presente, che Gnemmi cerca di rompere con il suo volume, con l’obiettivo di consegnarel’arte vigezzina ad una «definitiva collocazione nella storia dell’arte italiana ed europea».La tradizione artistica della valle ha radici lontane. Fin dal XV secolo la pittura è praticata comemestiere e, soprattutto all’estero, gli artisti vigezzini sono attivissimi ritrattisti. E’ proprio da qui cheprende forma quella corrente artistica che porterà alla nascita di una vera e propria scuola (la Scuoladi Belle Arti Rossetti Valentini di Santa Maria Maggiore) e allo sviluppo di quel “respiro interna-zionale” che rimarrà caratterizzante di tuttala pittura vigezzina. Provinciali e interna-zionali, viaggiatori per necessità e curiosi-tà, ma sempre fedeli alle proprie radici evalori, i pittori vigezzini hanno saputo ne-gli anni elaborare la loro dimensione geo-grafica e culturale parallelamente ai grandimovimenti artistici francesi (come espres-sionismo e impressionismo), spesso diven-tandone inconsapevoli esponenti o, talvol-ta, involontari anticipatori.Gli esempi non mancano. Basti pensare acome Enrico Cavalli, uno dei primi vi-gezzini capace di assorbire a pieno le cor-renti internazionali, abbia interpretato gliinsegnamenti di Adolphe Monticelli se-guendo strade per molti versi simili a quel-le del contemporaneo, e ben più noto, PaulCèzanne. “Villette”, il dipinto che è anchecopertina del volume, sembra “fratello”del “tema dei bagnanti” o del “Mont SaintVictoire” dell’illustre pittore francese.Enrico Cavalli - “Villette” - 1885/1886 circaFotografiadiAntonioManiscalco

Scrive Gnemmi: «sembra che i binaridi due vite parallele, mai giuntenemmeno a sfiorarsi, abbiano prose-guito ciascuno per il proprio percor-so, determinato da un nucleo comune,potentissimo, sviluppato da ognuno in una direzione ben precisa, con il suc-cesso eclatante, seppure postumo, diCèzanne;con l’incomprensione,l’oblio e il sacrificio per Cavalli». Non c’è solo Cèzanne però tra i ri-chiami celebri. Alcuni dipinti guarda-no, sempre inconsciamente e inge-nuamente, anche al futuro, e si trova-no ad anticipare tecniche e stili, rive-lando tutto il potenziale degli artisti vigezzini. Osservare la seconda versione di “Sottobosco” rivela questa incredibile modernità nel-la scomposizione di materia e luce, ponendo le basi per quella che in futuro sarà battezzata come“pittura informale” e anticipando per molti versi il cubismo analitico di Pablo Picasso. Parlando di pittura informale, particolarmente interessanti e significative sono le opere anche di un'altro vigezzino importante: Lorenzo Peretti Jr. Personaggio eccentrico e “sui generis”, Peretti jr. ha praticamente dipinto per sé stesso, non espo-nendo le suo opere al pubblico, né tantomeno alla critica. Proprio per questo è riuscito a conservare quella libertà espressiva pura e un po’ naif che gli ha permesso di spingersi, se possibile, oltrel’espressionismo, verso uno stile non-formale precursore di quella che mezzo secolo dopo sarà la pittura geniale di Nicolas de Staël.Tutt’altra realtà è quella di Carlo Fornara, considerato ilpiù grande tra i vigezzini, ben più fortunato come riscontro critico, arrivato sotto i riflettori grazie al sodalizio (a tratti con-troverso) con Segantini, princi-pale esponente del divisionismo italiano. In realtà l’estro e l’originalità di Fornara andreb-bero letti complessivamente,osservando le evoluzioni e lefasi di quello che è stato un pit-tore a 360°, difficilmente eti-chettabile, e dal carattere per-sonale ed artistico inquieto e tormentato.Due i periodi principali da ri-cordare.
Una prima fase dai tratti espressionisti in cui il pittore vigezzino esplora temi come la morte, la fol-lia e la sofferenza con spiccata intensità, tanto da permettere ancora una volta il paragone con altrigrandi e celebri maestri, in questo caso Edward Munch.Citando Gnemmi: «Fornara si avvicina al mondo tragico, eppur possibile, di Edward Munch senza neppure conoscerne l’opera». Osservare per esempio un’opera come “Temporale” evidenzia moltedi queste caratteristiche e mostra come non sia azzardato il parallelismo con il grande pittore norvegese.La successiva evoluzione della pittura di Fornara sarà quella fase che permetterà all’artista di uscire dall’anonimato della provincia vigezzina ed esporsi alle luci della ribalta della critica artistica ita-liana e internazionale. E’ questo il periodo più noto dell’opera di Fornara e, come spesso accade,anche quello più “commerciale” e meno spontaneo. L’arruolamento nelle file divisioniste di Segan-tini e Pellizza da Volpedo arriva grazie a “En plein air”, l’opera che lo vide rifiutato alla Terza Triennale di Brera per quelli che vennero definiti “barbarismi cromatici” e che, con ogni probabili-tà, erano i risultati dei suoi frequenti pellegrinaggi francesi, grazie ai quali era riuscito a cogliere l’essenza della pittura d’oltralpe. Da quel momento Fornara viene inserito in quella nuova corrente che si proponeva di cambiare la cultura pittorica italiana sotto la guida del maestro Segantini, il di-visionismo appunto. Saranno opere come “L’aquilone” a rivelare tutte le influenze assorbite ed ela-borate in questa nuova fase e a mettere in luce la convergenza con lo stile segantiniano. Il “Tritticodella Natura” di Segantini per esempio, esprime a pieno il sodalizio artistico tra il maestro divisio-nista e il vigezzino, con evidenti parallelismi tra i due sia per quello che riguarda la tecnica pittori-ca, sia per lo studio del paesaggio e i temi affrontati. Va comunque sottolineato come prima, durante e dopo il sodalizio divisionista, Fornara abbia sem-pre conservato quella personalità artistica, tutta vigezzina e tratto comune a tutti gli artisti del luogo,isolata, carica di solitudine e lontana dal contesto sociale delle arti e, in generale, dal mondo. Pellegrini ed emigranti, ma anche umili e tormentati, fieramente inseriti nel proprio isolamento ge-ografico e culturale, questi pittori sono inequivocabilmente figli e portavoce di quella Val Vigezzo così aspra e sincera, proprio per questo così simile al carattere dei suoi abitanti. L’intento del volume e dell’autore è quello di riuscire a portare alla luce l’intera valle insieme ai suoi artisti, non soltanto per far uscire dall’anonimato la storia, i pittori e il territorio vigezzino, ma anche e soprattutto per fornire all’intero patrimonio artistico-culturale italiano ed europeo un nuovo,inestimabile, tesoro.







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