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24 Luglio 2006 - ore 18:00
Salone di Rappresentanza Provincia di Salerno
L'evento, organizzato dalla Direzione dei Musei e Biblioteche della Provincia di Salerno, illustra i persorsi progettuali attuati dalla partnership con il Parco Scientifico e Tecnologico di Salerno e delle Aree Interne della Campania in chiave di gestione e promozione dei Beni Culturali attraverso il Web.
Sarà presentato il nuovo Portale Web MuViT-Chi l'ha Visto? www.muvit.it ideato, progettato e realizzato dal Parco Scientifico con annessi i servizi interattivi.
Per l'occasione verrà presentata anche la pubblicazione edita dal Parco a supporto del prodotto Web.
Saranno inoltre illustrati i nuovi servizi implementati dal team del Parco sul Portale Web http://museibiblioteche.provincia.salerno.it come il sito Web del Museo Archeologico Lucano dell'Alta Valle del Sele di Oliveto Citra.
Alla manifestazione parteciperà anche Philippe Daverio, opinionista per Panorama, Vogue, Liberal. Nel 1999/2000 è stato inviato speciale della trasmissione "Art'è" su Raitre. Conduce attualmente la trasmissione "Passepartout" su Raitre.
Introduzione
di Matilde Romito, dirigente Settore Beni Culturali Musei e Biblioteche
Provincia di Salerno
Presentazione MuViT
Un prezioso atto del 1932, conservato nell’Archivio Storico dei Musei
Provinciali del Salernitano, enumera 77 dipinti, elencati con precisione come
arredo della sede stessa della Provincia di Salerno: conducendo una ricerca
volta al recupero di tale ricco patrimonio pittorico ottocentesco, mi resi conto
che non riuscivo a superare il ritrovamento di soli 14 quadri.
Il recupero di altre opere –dal ‘500 al ‘700-, oggi nella Pinacoteca Provinciale
di Salerno, già effettuato presso varie Istituzioni (Prefettura, Ospedale, etc.),
dove secondo una prassi consolidata alcuni quadri erano “migrati con funzione di
abbellimento” di stanze dove il vasto pubblico dei Musei non li avrebbe mai
visti, mi induceva comunque a ben sperare su gli altri 63 quadri. Le strade,
infatti, che le opere di pregio percorrono nei casi di catastrofe bellica
inducono ancora a tentarne un recupero, anche se le distruzioni della guerra ci
hanno probabilmente privato di un gran numero di opere.
Ebbi così l’idea di attivare un altro portale Web (strettamente collegato con
quello che accompagna l’attività del Settore Beni Culturali
www.museibiblioteche.provincia.salerno.it), basato sul sistema di riconoscimento
da parte dello sconfinato pubblico telematico. Il particolare nuovo canale si
configura come un vero e proprio Chi l’ha visto? a favore del patrimonio
artistico della Provincia di Salerno.
Nasce così il MuViT (Museo Virtuale Territoriale), creato in collaborazione
congiunta con il Parco Tecnologico e Scientifico di Salerno e delle Aree Interne
della Campania, sottotitolato con la scritta Chi l’ha visto?, cui è annessa
l’immagine di profilo, in nero, di Sherlock Holmes.
Pur essendo ormai entrato nel linguaggio corrente, mi è sembrato corretto
rivolgere alla redazione della nota trasmissione televisiva Chi l’ha visto? una
formale richiesta, illustrando l’idea e chiedendo se ci fossero problemi a
utilizzare il famoso interrogativo. Ho constatato che il mio progetto ha avuto
tanto successo presso i responsabili della citata redazione da indurli ad
annunciare, sia sul loro sito web che in alcune riviste, che il Chi l’ha visto?
televisivo intende prossimamente occuparsi dei beni culturali scomparsi.
Convinta che per la salvaguardia e il recupero del nostro patrimonio
storico-artistico sia giusto mettere in atto tutte le possibili strategie, si è
lavorato alacremente alla stesura del MuViT, selezionando cinque settori di
indagine, fra cui quello cui ho accennato per sommi capi, che costituisce la
sezione Artisti nativi, e dunque le opere create da artisti nati in territorio
salernitano, di cui si sono perse le tracce.
Un’altra sezione riguarda l’Arte prodotta sul territorio, tra cui gli
innumerevoli dipinti della nostra terra conservati in tanti Musei stranieri:
penso, per esempio, ai quadri che Anita Rée realizzò nel suo soggiorno
positanese fra il 1922 e il ’25, oggi nel Museo di Amburgo, come ai tanti altri
pittori che dai paesaggi del Salernitano trassero ripetutamente fonte di
ispirazione. Potrà così essere possibile visitare on line un Museo ricco di
tutte queste opere, sempre incrementato dall’apporto dei visitatori telematici.
Con la sezione relativa a Il Salernitano nella letteratura, si potrà raccogliere
quanto prodotto in letteratura, prosa, poesia sul territorio della provincia di
Salerno, leggendo brani che possono, così, rinnovare l’emozione di Riccardo
Bacchelli quando nel 1927 percorre la strada da Positano a Salerno, o le
atmosfere di Alfonso Gatto nei ritorni alla terra nativa.
Con Sigle e marchi ceramici si nutre l’ambizione di delineare, sempre più
dettagliatamente, le vie che la ceramica salernitana –soprattutto vietrese del
cosiddetto “periodo tedesco”- ha percorso nel mondo: dal negozio "Fithy fithy"
non più esistente a Broadway-New York, da cui vengono opere di Guido Gambone, a
Londra con il gruppo plastico de “Le tre Marie”, a Berna con un vaso con
maschere della fabbrica Pinto, a Parigi con i prodotti della fabbrica ICS, al
Belgio con le ceramiche di Günther Stüdemann, a Città del Capo con quelle di
Margarete Thewalt Hannasch.
Uno spunto di ricerca che porto avanti da metà degli anni Novanta, volto a
definire il ruolo delle figure cosiddette "minori", lo sviluppo delle fabbriche,
i passaggi di artisti e lavoranti da una fabbrica all'altra, ma soprattutto un
programma che vuole studiare la diffusione dei prodotti ceramici e i canali
stessi di diffusione, per acquisire gli elementi indicativi delle tipologie e
morfologie preferite nei vari paesi di arrivo, e giungere così a disegnare la
mappa dei viaggi per il mondo della ceramica di Vietri; un programma che ha
anche già favorito, con fondi appositamente stanziati, il ritorno a Vietri delle
belle ceramiche che qui, un tempo, si produssero.
La sezione Il Salernitano terra di solidarietà vuole raccontare la storia degli
esuli dai regimi totalitari –ebrei, dissidenti, “diversi”- che le popolazioni
del Salernitano accolsero, come ospiti della loro terra, a rischio della propria
vita. Una accoglienza nel DNA del Sud Italia, espressa da gente umile, povera,
essa stessa bisognosa, erede della Magna Grecia dove un ospite era “un inviato
degli dei”: così tanti artisti
ricevettero l’appoggio forte delle comunità locali, essenziale alla
sopravvivenza di esule, anche se spesso gli stranieri costituivano dei gruppi
elitari, senza contatto con i nativi. E la terra salernitana avrebbe lasciato
poi nel ricordo, per chi non vi restò stabilmente a vivere –e furono tanti-, una
straordinaria parentesi umana, un momento irripetibile.
Per queste cinque sezioni sono stati ritagliati necessariamente dei limiti
cronologici, partendo dunque dall’Ottocento e arrivando alla prima metà del
Novecento, per la quale possono ancora esistere presenze, testimonianze e
memorie orali vive.
Se la provincia di Salerno entra negli itinerari dei viaggiatori stranieri con
l’interesse per la civiltà magno-greca, è nell’Ottocento che il Salernitano fa
il suo ingresso nel panorama del viaggio europeo grazie alle coste a strapiombo
sul mare, i dirupi scoscesi e la difficile praticabilità della fascia
occidentale del golfo di Salerno che colpisce, in nome degli ideali romantici,
l’immaginario degli stranieri.
E’ alla fine del primo quarto dell’Ottocento che le fabbriche ceramiche
cominciano ad uscire dall’anonimato, imprimendo sull’argilla marchi e sigle che
segnano le vie della loro diffusione.
Ed è nella prima metà del Novecento che i regimi totalitari –soprattutto il
nazionalsocialismo e il bolscevismo- vedranno le diversità come ostacolo alla
razza pura piuttosto che come arricchimento. Barriere che oggi il popolo di
Internet abbatte.
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