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Firmato da Dario Gnemmi, storico d'arte e studioso ossolano recentemente scomparso, il volume racconta la storia della pittura della valle Vigezzo e degli artisti che l'hanno animata per oltre un secolo nel suo periodo di massimo splendore, a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento.
Il libro nasce dalla volontà dell'autore di rompere l'inspiegabile silenzio della critica intorno all'arte vigezzina, i cui esponenti hanno saputo, pur nel proprio isolamento geografico e culturale, sviluppare percorsi artistici paralleli ai più noti movimenti europei, come l'impressionismo di Paul Cézanne, l'espressionismo di Edward Munch, il cubismo di Pablo Picasso e la "pittura informale", talvolta divenendone inconsapevoli esponenti o, addirittura, involontari anticipatori. Il volume si presenta come una miscela di analisi di opere, tecniche e correnti artistiche, biografie dei pittori e dei luoghi, che porta finalmente alla luce un nuovo e prezioso tesoro artistico - culturale, rimasto sinora incomprensibilmente nascosto.
“Vigezzini di Francia” racconta quella che è la storia della pittura in Val Vigezzo e degli artisti chel’hanno animata per oltre un secolo a cavallo tra ‘800 e ‘900. Un volume di più di duecento pagineappena finito di stampare dalla Skira Editore, una vera e propria istituzione dei cataloghi d’arte, efirmato da Dario Gnemmi, storico d’arte e studioso ossolano recentemente scomparso.Il libro è però molto più di un semplice catalogo: l’analisi delle opere, della tecnica e delle espres-sioni artistiche è sapientemente miscelata da Gnemmi con le biografie dei pittori e dei luoghi, in uno stile narrativo capace di evocare il contesto storico-culturale e avvincere il lettore come succedeper un romanzo.
Le storie sono quelle di Enrico Cavalli, Lorenzo Peretti Jr., Carlo Fornara e
tanti altri protagonisti dicento e oltre anni di arte sviluppati tra Francia e
Val Vigezzo, passando dai successi internazionalidi Parigi, agli intimi periodi
di ricerca e di studi in patria, fino all’inspiegabile oblìo della
criticapassata e presente, che Gnemmi cerca di rompere con il suo volume, con
l’obiettivo di consegnarel’arte vigezzina ad una «definitiva collocazione nella
storia dell’arte italiana ed europea».La tradizione artistica della valle ha
radici lontane. Fin dal XV secolo la pittura è praticata comemestiere e,
soprattutto all’estero, gli artisti vigezzini sono attivissimi ritrattisti. E’
proprio da qui cheprende forma quella corrente artistica che porterà alla
nascita di una vera e propria scuola (la Scuoladi Belle Arti Rossetti Valentini
di Santa Maria Maggiore) e allo sviluppo di quel “respiro interna-zionale” che
rimarrà caratterizzante di tuttala pittura vigezzina. Provinciali e
interna-zionali, viaggiatori per necessità e curiosi-tà, ma sempre fedeli alle
proprie radici evalori, i pittori vigezzini hanno saputo ne-gli anni elaborare
la loro dimensione geo-grafica e culturale parallelamente ai grandimovimenti
artistici francesi (come espres-sionismo e impressionismo), spesso diven-tandone
inconsapevoli esponenti o, talvol-ta, involontari anticipatori.Gli esempi non
mancano. Basti pensare acome Enrico Cavalli, uno dei primi vi-gezzini capace di
assorbire a pieno le cor-renti internazionali, abbia interpretato
gliinsegnamenti di Adolphe Monticelli se-guendo strade per molti versi simili a
quel-le del contemporaneo, e ben più noto, PaulCèzanne. “Villette”, il dipinto
che è anchecopertina del volume, sembra “fratello”del “tema dei bagnanti” o del
“Mont SaintVictoire” dell’illustre pittore francese.Enrico Cavalli - “Villette”
- 1885/1886 circaFotografiadiAntonioManiscalco
Scrive Gnemmi: «sembra che i binaridi due vite parallele, mai giuntenemmeno a
sfiorarsi, abbiano prose-guito ciascuno per il proprio percor-so, determinato da
un nucleo comune,potentissimo, sviluppato da ognuno in una direzione ben
precisa, con il suc-cesso eclatante, seppure postumo, diCèzanne;con
l’incomprensione,l’oblio e il sacrificio per Cavalli». Non c’è solo Cèzanne però
tra i ri-chiami celebri. Alcuni dipinti guarda-no, sempre inconsciamente e
inge-nuamente, anche al futuro, e si trova-no ad anticipare tecniche e stili,
rive-lando tutto il potenziale degli artisti vigezzini. Osservare la seconda
versione di “Sottobosco” rivela questa incredibile modernità nel-la
scomposizione di materia e luce, ponendo le basi per quella che in futuro sarà
battezzata come“pittura informale” e anticipando per molti versi il cubismo
analitico di Pablo Picasso. Parlando di pittura informale, particolarmente
interessanti e significative sono le opere anche di un'altro vigezzino
importante: Lorenzo Peretti Jr. Personaggio eccentrico e “sui generis”, Peretti
jr. ha praticamente dipinto per sé stesso, non espo-nendo le suo opere al
pubblico, né tantomeno alla critica. Proprio per questo è riuscito a conservare
quella libertà espressiva pura e un po’ naif che gli ha permesso di spingersi,
se possibile, oltrel’espressionismo, verso uno stile non-formale precursore di
quella che mezzo secolo dopo sarà la pittura geniale di Nicolas de Staël.Tutt’altra
realtà è quella di Carlo Fornara, considerato ilpiù grande tra i vigezzini, ben
più fortunato come riscontro critico, arrivato sotto i riflettori grazie al
sodalizio (a tratti con-troverso) con Segantini, princi-pale esponente del
divisionismo italiano. In realtà l’estro e l’originalità di Fornara andreb-bero
letti complessivamente,osservando le evoluzioni e lefasi di quello che è stato
un pit-tore a 360°, difficilmente eti-chettabile, e dal carattere per-sonale ed
artistico inquieto e tormentato.Due i periodi principali da ri-cordare.
Una prima fase dai tratti espressionisti in cui il pittore vigezzino esplora
temi come la morte, la fol-lia e la sofferenza con spiccata intensità, tanto da
permettere ancora una volta il paragone con altrigrandi e celebri maestri, in
questo caso Edward Munch.Citando Gnemmi: «Fornara si avvicina al mondo tragico,
eppur possibile, di Edward Munch senza neppure conoscerne l’opera». Osservare
per esempio un’opera come “Temporale” evidenzia moltedi queste caratteristiche e
mostra come non sia azzardato il parallelismo con il grande pittore norvegese.La
successiva evoluzione della pittura di Fornara sarà quella fase che permetterà
all’artista di uscire dall’anonimato della provincia vigezzina ed esporsi alle
luci della ribalta della critica artistica ita-liana e internazionale. E’ questo
il periodo più noto dell’opera di Fornara e, come spesso accade,anche quello più
“commerciale” e meno spontaneo. L’arruolamento nelle file divisioniste di
Segan-tini e Pellizza da Volpedo arriva grazie a “En plein air”, l’opera che lo
vide rifiutato alla Terza Triennale di Brera per quelli che vennero definiti
“barbarismi cromatici” e che, con ogni probabili-tà, erano i risultati dei suoi
frequenti pellegrinaggi francesi, grazie ai quali era riuscito a cogliere
l’essenza della pittura d’oltralpe. Da quel momento Fornara viene inserito in
quella nuova corrente che si proponeva di cambiare la cultura pittorica italiana
sotto la guida del maestro Segantini, il di-visionismo appunto. Saranno opere
come “L’aquilone” a rivelare tutte le influenze assorbite ed ela-borate in
questa nuova fase e a mettere in luce la convergenza con lo stile segantiniano.
Il “Tritticodella Natura” di Segantini per esempio, esprime a pieno il sodalizio
artistico tra il maestro divisio-nista e il vigezzino, con evidenti parallelismi
tra i due sia per quello che riguarda la tecnica pittori-ca, sia per lo studio
del paesaggio e i temi affrontati. Va comunque sottolineato come prima, durante
e dopo il sodalizio divisionista, Fornara abbia sem-pre conservato quella
personalità artistica, tutta vigezzina e tratto comune a tutti gli artisti del
luogo,isolata, carica di solitudine e lontana dal contesto sociale delle arti e,
in generale, dal mondo. Pellegrini ed emigranti, ma anche umili e tormentati,
fieramente inseriti nel proprio isolamento ge-ografico e culturale, questi
pittori sono inequivocabilmente figli e portavoce di quella Val Vigezzo così
aspra e sincera, proprio per questo così simile al carattere dei suoi abitanti.
L’intento del volume e dell’autore è quello di riuscire a portare alla luce
l’intera valle insieme ai suoi artisti, non soltanto per far uscire
dall’anonimato la storia, i pittori e il territorio vigezzino, ma anche e
soprattutto per fornire all’intero patrimonio artistico-culturale italiano ed
europeo un nuovo,inestimabile, tesoro.
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