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Archivio Italia: Canova e la Venere Vincitrice
Pubblicato Tuesday, 25 September 2007 alle ore 10:09 da informarte
 


Archivio articoli  Dal 18 ottobre 2007 al 10 febbraio 2008
Roma, Galleria Borghese

L'arte sublime di Antonio Canova e la 'villa più bella del mondo', come egli stesso amava definire la Galleria Borghese, per una monografica ambientata nel luogo tanto caro allo scultore nel 250° anniversario della sua nascita e nel bicentenario della Paolina Borghese Bonaparte come Venere Vincitrice. Canova e la Venere Vincitrice, esposizione curata da Anna Coliva e Fernando Mazzocca, e organizzata da Mondomostre, è la seconda rassegna del programma espositivo 'Dieci grandi mostre', messo a punto dal Soprintendente Speciale per il Polo Museale Romano Claudio Strinati e dalla direttrice della Galleria Borghese Anna Coliva.
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La mostra intende illustrare da una parte le complesse relazioni tra Canova, il principe Camillo Borghese e la famiglia Bonaparte, per la quale egli elaborò la particolare tipologia del ritratto divinizzato in scultura, di cui ci si propone di presentare altri esempi da confrontare con quello di Paolina come Venere Vincitrice. Dall’altra si Canova
Le tre Grazie, 1812-1816 
Marmo, h 182
San Pietroburgo, Ermitage vuole ripercorrerne la carriera seguendo, attraverso oltre cinquanta opere provenienti dai più grandi musei del mondo, la continua rielaborazione, dalla fine degli anni Ottanta del Settecento, del tema di Venere: oltre ai grandi marmi, disegni, tempere, monocromi, dipinti, bozzetti in creta e terracotta per un esempio eloquente del metodo di lavoro di Canova.
La figura della dea della bellezza, associata ad Adone, ad Amore, alle Grazie, ad Apollo, a Paride, a Elena, o elaborata in modo autonomo, consente un itinerario molto puntuale all’interno della poetica del Canova interprete del fascino dell’antico e dei valori dela mitologia pagana. La stessa Paolina Borghese Bonaparte come Venere Vincitrice si colloca come lo straordinario esito di un lungo percorso creativo.

Tra le opere in mostra saranno presenti sedici dei suoi grandi marmi: le Tre Grazie dall’Ermitage di San Pietroburgo, la Naiade dal Metropolitan Museum di New York, la Ninfa dormiente dal Victoria & Albert Museum di Londra, la Venere dal Leeds City Art Gallery, la Venere Italica dalla Galleria Palatina di Firenze, Amore e Psiche stanti dal Louvre di Parigi, il Ritratto di Principessa Leopoldina Esterhazy Liechtenstein dal Castello Esterhazy di Eisenstadt in Austria e la Tersicore dlla Fondazione Magnani Rocca di Parma.

Per la prima volta in Italia la serie completa degli Amorini: Amorino Lubomirski (1786‐88) dal Castello Lancut in Polonia, Amorino Campbell (1787‐89) dall’Anglesey Abbey di Cambridge, Amorino Latouche (1789) dalla National Gallery of Ireland di Dublino e Amorino Yussupov (1793‐97), l’unico alato, dall’Ermitage di San Pietroburgo.

La mostra della Galleria Borghese è la prima che Roma dedica a Canova ma sarà anche l’unica in cui accanto agli altri capolavor possa essere presente la Paolina, una delle sculture più celebrate di tutti i tempi, icona inamovibile della Galleria Borghese che Canova scolpì dopo la vendita da parte di Camillo Borghese a Napoleone della famsa collezione di antichità, oggi nucleo delle collezioni greco romane del Louvre.

Alla Galleria Borghese il visitatore potrà confrontare i lavori del Canova con i pezzi a cui l’artista si è ispirato. La mostra, si propone infatti di ricreare, nel dialogo tra le statue di Canova, i capolavori di Bernini e i marmi antichi, un’atmosfera simile a quella che si doveva respirare nel 1808. Canova non traeva solo spunto dalla scultura antica ma anche dalla pittura. La Paolina, per prima, gareggia in bellezza e in sensualità con le Veneri di Tiziano o con la Danae di Correggio.

Identificato come il “classico moderno”, Canova aveva eguagliato, e per alcuni superato, la perfezione degli antichi al punto che le sculture canoviane esposte senza cartellini al Musée Napoleon, come allora veniva chiamato il Louvre, in occasione del Salon del 1808, vennero confuse con le statue antiche presenti nelle sale vicine.

Ma lo scultore fu anche un personaggio di grande importanza per la Collezione Borghese: comprendendone l’importanza, Canova tentò di osteggiare la vendita della famosa collezione di antichità da parte di Camillo Borghese a Napoleone, forse anche alla luce del ruolo che quella raccolta aveva avuto per la sua arte (basti pensare al materasso dell’Ermafrodito come modello di quello della Paolina). Lo stesso Canova dopo il Congresso di Vienna viene incaricato del recupero delle opere italiane trafugate in veste di Ispettor alle Antichità e Belle Arti dello Stato della Chiesa.


Canova e la “villa più bella del mondo”
di Fernando Mazzocca*

Mentre nel 2007 scadono i duecentocinquanta anni dalla nascita di Antonio Canova (avvenuta Possagno il 1 novembre 1757), il 2008 rappresenta due secoli dalla conclusione della statua di Paolina Borghese Bonaparte come Venere Vincitrice, una delle statue più celebri di tutti i tempi e forse il più popolare dei capolavori dello scultore che per molti anni, tra Sette e Ottocento, è stato, così come lui aveva fatto con la sua creatura, divinizzato e considerato il maggior artista del mondo occidentale. Ma il 1808 rappresenta una data fatidica anche per le raccolte della famiglia Borghese, quando i marmi antichi che ne avevano rappresentato la gloria, dopo la controversa vendita da parte del principe Camillo al cognato Napoleone Bonaparte, presero, come era già avvenuto nel 1797 in seguito al trattato di Tolentino per quelli vaticani, la via di Parigi dove furono collocati nella magnifica sezione des Antiques del Louvre, allora Musée Napoleon. In quella eccezionale circostanza ai due convogli partiti da Roma in due fasi successive furono uniti, ben custoditi in casse, alcuni capolavori di Canova destinati alla Francia e ad essere presentati al Salon di quell’anno. Si trattava della statua sedente di Letizia Ramolino Bonaparte (Madame Mère) voluta dal figlio Napoleone (oggi a Chatsworth, Devonshire Collection), arrivata col primo carico, e della prima versione, quella con la nuvola poi eliminata nella seconda, dell’Ebe realizzata per l’imperatrice Joséphine (San Pietroburgo, Ermitage) che stava nutrendo l’ambizione di diventare, come avverrà presto, il maggior collezionista di opere canoviane. Quindi la Venere Vincitrice, appena conclusa e che sarà esposta verso la metà del luglio 1808 nello studio dello scultore, restava (almeno per il momento e solo per pochi mesi, prima di essere trasferita ‐ pur contravvenendo al desiderio del pontefice che avrebbe preferito non partisse ‐ con il suo committente Camillo divenuto Governatore del Piemonte a Torino) a Roma (e vi tornerà definitivamente nel 1814) a risarcimento, almeno parziale (era certamente all’altezza dello splendido Ermafrodito cui del resto era ispirata nel motivo del nudo disteso), di quella grave perdita, avvertita dallo stesso Canova, quando nel 1810 si incontrò con Napoleone a Fontainebleau, come una incancellabile vergogna per i Borghese. Arrivò a dire “Gran orrore Maestà! Quella famiglia sarà disonorata fino a che vi sarà storia! Vendere capi d’opera di quella sorte. Una famiglia così ricca. Una famiglia che il padre avea speso un tesoro ad accomodare la villa, villa la più bella del mondo…”.
Oggi la “villa più bella del mondo” rende omaggio allo scultore che tanto l’aveva amata, sin dal suo primo soggiorno a Roma quando il 15 novembre 1779 ‐come ricorda nei celebri Quaderni di viaggio era entrato in quel luogo giudicato subito “un Paradiso”, intendendo ricreare , nel dialogo tra le statue di Canova, i capolavori di Bernini e i marmi antichi, un’atmosfera simile a quella che si doveva respirare al Salon del 1808, dove la presenza di Canova era stata fortemente voluta dall’amico Quatremère de Quincy che, ponendosi come il suo più accreditato interprete, intendeva consacrare in quello che era allora il centro del mondo la fama internazionale (i numerosi apologeti avrebbero detto “universale”) dell’artista identificato come il “classico moderno”, colui che, restituendo all’Italia il suo antico primato come terra dell’arte, aveva eguagliato (se non forse superato) la perfezione degli antichi. Il curioso equivoco per cui le sculture canoviane esposte (che erano, ricordiamo, con la Madame Mére e l’Ebe, altri due capolavori come l’ Amore e Psiche stanti la replica eseguita per l’imperatrice Josephine, conservata all’Ermitage, del gruppo oggi al Louvre già acquistato da Murat e ora in mostra, e come la Maddalena penitente opera amatissima, anch’essa qui presentata, con cui si chiudeva trionfalmente il primo decennio trascorso a Roma, allora acquistata da Giovanni Battista Sommariva uno dei maggiori collezionisti di Canova) comparvero, per la mancanza di tempo nell’approntarli, senza cartellini , per cui vennero confuse con le statue antiche del Musée Napoleon presenti nelle sale vicine, alimentò la leggenda di Canova e confermò il giudizio espresso da Quatremère che, comunicando all’amico “non s’è parlato, per quasi dire, d’altro che di voi”, ribadiva “non vi conviene altro confronto” se non quello con gli antichi.


Da una bella lettera inedita, conservata nell’immenso fondo epistolare canoviano di Bassano, del cardinale Joseph Fesch, zio materno di Napoleone, a Canova del 22 ottobre 1808 si conosce il desiderio di Paolina di far conoscere il proprio ritratto a Parigi: “Più di una volta la Principessa Borghese a scritto al suo marito di far venire la sua statua; ma questo Signor gli promette sempre e sempre lo dimentica. Converrebbe che ne parlaste alla principessa Borghese madre, o pure ne scriveste voi stesso al Principe”. Da una nuova missiva, del 29 aprile 1810, si capisce che la resistenza di Camillo non era stata superata, dato che “il Principe Borghese è fino ad oggi nell’intenzione di guardare la statua della moglie in Turino, e non v’è altro mezzo per falra trasportare in Parigi, che la volontà dell’Imperatore”. Napoleone aveva altri pensieri e la Venere Vincitrice non arriverà mai a Parigi, forse a scapito della sua fama e della sua comprensione presso i contemporanei, rispetto ad altre opere di Canova. Ma poi la sua popolarità, legata anche alla discutibile e leggendaria reputazione della sorella dell’imperatore, sarà inarrestabile.


Dopo vari spostamenti, come se non si sapesse dove meglio collocarla e dovuti con il clima moralistico della Restaurazione anche all’imbarazzo deterinato dalla poca decenza del nudo in cui la principessa era stata ritratta, la Venere troverà finalmente nel 1838, dopo la morte prima di Paolina e poi di Camillo, la sua destinazione ideale a Villa Borghese collocata nella Stanza di Elena e Paride al primo piano, circondata dai dipinti di Gavin Hamilton uno dei primi estimatori ed ispiratori di Canova relativi al mito cui lei stessa era icollegabile, per poi passare nel 1881, disfatto questo ambiente, nella sua collocazione attuale al centro della Sala I del pianterreno (l’ex Stanza del Vaso per l’originaria presenza del famoso Cratere con Dioniso e Tiaso detto volgarmente Vaso Borghese emigrato el 1808 al Louvre), dove dialoga, in perfetta sintonia tematica, con i cinque dipinti settecenteschi della volta di Domenico De Angelis relativi a Il giudizio di Paride, Minerva e la Parca Atropos, Giunone e Eolo, Venere e Giunione e soprattutto Enea fugge da Troia e con le antichità, tra cui la Venere e Amorino, disposte in fitta sequenza lungo le pareti. Sia nella prima disposizione che nella seconda veniva esaltato il significato dinastico nella scelta del soggetto: Venere, progenitrice di Enea, quindi divinità eponima della famiglia Borghese che da lui discendeva.


Nella Galleria questa magnifica statua, creata anche con l’intento da parte dello scultore di sfidare la pittura su un motivo che a quest’arte apparteneva a partire dlla Venere dormiente ( la popolare Venere di Dresda) di Giorgione Tiziano, gareggia in bellezza con le statue di Bernini, più che con quelle antiche cui pur è associata, e soprattutto in sensualità con i capolavori di Tiziano, o le Veneri sdraiate della scuola veneta, quelle di Girolamo da Treviso e Lambert Sustris, o con la Danae di Correggio, un’altra strepitosa acquisizione di Camillo Borghese.


La Villa Pinciana rappresenta dunque l’ambiente ideale per la prima grande rassegna dedicata da Roma (a quindici anni dalla mostra allestita in Palazzo Ruspoli su Canova all’Ermitage) al grande scultore. Attraverso la riconsiderazione delle fonti, dall’Ermafrodito al dipinto canoviano della Venere giacente scoperta da un satiro del 1792, e dei magnifici disegni preparatori viene chiarita la genesi della Venere Vincitrice. Mentre la presentazione, per la prima volta affiancate, della mitica Venere Italica (iniziata nel 1804 e salita nel 1812 sul piedistallo della Venere dei Medici migrata al Louvre) e della cosiddetta Venere di Leeds vede l’esaltante confronto tra due diverse soluzioni, quella precedente e quella successiva alla Venere Vincitrice a tredici anni di distanza, del motivo della Venere stante che esce dalle acque.


Altri rimandi eccellenti hanno richiamato in mostra capolavori sempre relativi alle sculture canoviane di genere grazioso e, sul versante tematico, associate a Venere, come i quattro Amorini in marmo che, riuniti per la prima volta insieme dalla Polonia, dall’Inghilterra, dall’Irlanda e dalla Russia, confermano la fama internazionale di Canova. Precedenti rispetto alla nostra Venere, così come il gruppo dell’Amore e Psiche stanti del Louvre, sono seguiti dalle Grazie (la prima versione voluta dall’imperatrice Joséphine) una delle opere più emblematiche della poetica di Canova e anch’essa legata al motivo della bellezza vincitrice, civilizzatrice.


Vedere allora in sequenza, come in questa mostra, la Venere Vincitrice, le Grazie, le due Veneri in piedi (da Firenze da Leeds), ma anche Amore e Psiche stanti, la Naiade del Metropolitan Museum di New York e la Ninfa dormiente del Victoria and Albert a Londra, che riprendono dall’Ermafrodito Borghese e dalla Venere Vincitrice il motivo del nudo sdraiato, viene in mente la magnifica litografia dedicata alle “statue gentili e amorose”, pubblicata nel 1840 a Parigi dal veneto Michele Fanoli all’interno di una serie di cinque magnifici fogli litografici di grand formato, ciascuno dedicato a opere di tema affine opportunamente ambientate (i soggetti religiosi in una chiesa, quegli eroici in un’arena, le tombe e i mausolei in un vasto sotterraneo, i ritratti in un panteon), destinati a rilanciare, dopo la fondamentale monografia Canova et ses ouvrages edita nel 1834 da Quatremère de Quincy, il mito dello scultore. Tra le “statue gentili e amorose, radunate in due ordini lungo il bordo di una monumetale piscina, spiccano, disposte al centro, come se sorgessero dallo specchio delle acque, in primo piano la Venere Vincitrice e subito dietro le Grazie, dunque abbinate, come già nell’interpretazione di Leopoldo Cicognara nella Storia della scultura (1813 – 1818), quale massima espressione del tema della bellezza trionfatrice, chiamata a civilizzare e dominare il mondo.


La famosa Tersicore, appartenuta a Sommariva e concepita come ritratto idealizzato di Alexandrine Bleschamps moglie di Luciano Bonaparte, e La principessa Leopoldina Esterhàzy Liechtenstein, raffigurata mentre disegna come un’antica musa, tornata ed esposta per la prima volta in Italia, rappresentano, nella figura stante la prima e in quella sedente la seconda, le varietà iconografiche e formali del ritratto divinizzato, la tipologia di cui la Venere Vincitrice rappresenta l’espressione più alta.


La presenza, accanto ai marmi, degli impressionanti bozzetti, dei dipinti e dei disegni, dominati dal fuoco del genio, rende questa mostra un percorso straordinario all’interno dell’officina del moderno Fidia, seguendo le mosse del genio dall’ “idea”, consegnata a pochi veloci e aggrovigliati tratti di matita, agli effetti sensuali dell’ “ultima mano”, dove la pietra diventava, come nella Venere, “vera carne”.

* Professore ordinario di Storia della Letteratura artistica all'Università degli Studi di Milano


LISTA OPERE

Canova
Amorino Campbell, 1787‐1789
Marmo, h 142
Cambridge, Anglesey Abbey

Canova
Amorino Lubomirski, 1786
Marmo, h 142
Polonia, Castello Lancut

Canova
Amorino Yussupov, 1793‐1797
Marmo, h 142
San Pietroburgo, Ermitage

Canova
Amorino La Touche
Marmo
Dublino, National Gallery of Ireland

Canova
Amore e Psiche stanti, 1798‐ 1800
Marmo, 155 x 168
Parigi, Louvre

Canova
Apollo che si incorona, 1781
Marmo, 84,5 x 40 x 25
Los Angeles, J Paul Getty Museum

Canova
Le tre Grazie, 1812‐1816
Marmo, h 182
San Pietroburgo, Ermitage

Canova
Ritratto di Principessa Leopoldina Esterhazy Liechtenstein, 1808
Marmo, h 146
Eisenstadt, Castello Esterhazy

Canova
Venere Italica, 1804‐1812
Marmo, h 172
Firenze, Galleria Palatina

Canova
Venere, 1817‐1820
Marmo, h 177
Leeds, City Art Gallery

Canova
Paolina Borghese Bonaparte come Venere vincitrice, 1804‐1808
Marmo, l 200
Roma, Galleria Borghese

Canova
Testa ideale di Elena, 1811
Marmo, 64 x 32
Torino, Collezione Privata

Canova
La Musa Polimnia, 1810‐1816
Marmo, 152 x 127 x 72
Vienna, Hofmobiliendepot

Canova
Naiade, 1819‐1822
Marmo, 88,9 x 190,5
New York, Metropolitan Museum

Canova
Ninfa Dormiente, 1820‐1824
Marmo, 58 x 194 x 80
Londra, Victoria and Albert Museum

Canova
Tersicore
Marmo
Parma, Fondazione Magnani Rocca

Artista sconosciuto
Ermafrodito Borghese
Marmo, 169 x89
Parigi, Louvre

Canova
Maddalena penitente, 1794‐1796
Marmo e bronzo dorato, 95 x 70 x 77
Genova, Museo SantʹAgostino

Canova
Morte di Adone (Venere e Adone), 1787
Terracotta, 14 x 24 x 15
Possagno, Gipsoteca

Canova
Venere e Adone, 1787
Terracotta, 25,7 x 26 x 22
Possagno, Gipsoteca

Canova
Amore e Psiche (bozzetto), 1787
Terracotta
Venezia, Museo Correr

Canova
Maddalena penitente (bozzetto), 1793‐1794
Terracotta, 13,5 x 13 x 15
Bassano, Museo Civico

Canova
Ritratto di Principessa Leopoldina Esterhazy Liechtenstein, 1806‐1807
Terracotta, 40 x 30 x 17
Possagno, Gipsoteca

Canova
Bozzetto per Elisabetta Baciocchi Bonaparte nelle vesti di Polimnia
Terracotta, 27 x 11 x 20,5
Torino, Collezione Privata

Canova
Apollo, 1794
Terracotta, 61 x 17
Venezia, Gallerie dell’Accademia

Canova
Paolina Bonaparte Borghese, 1804‐1808
Gesso, 90 x 200 x 65
Possagno, Museo Gipsoteca di Canova

Canova
Danza dei figli di Alcinoo
Gesso, 120 x 66
Venezia, Museo Correr

Canova
Letizia Romolino Bonaparte, 1804
Creta, 31 x 24,5 x 14,5
Venezia, Fondazione Querini Stampalia

Canova
Maddalena penitente (bozzetto), 1793‐1794
Creta, 22 x 19
Venezia, Museo Correr

Canova
Ratto di Elena, 1797
Tempera su carta, 27 x 41
Possagno, Gipsoteca

Canova
Due Ninfe hanno rubato il turcasso ad Amore, 1797 ca.

Tempera, 93 x 135
Bassano, Museo Civico

Canova
Quattro danzatrici con due corone, 1797 ca.

Tempera, 95 x 134
Bassano, Museo Civico

Canova
Quattro schizzi. Scena di un compianto, Figura virile seduta, Venere e Amorino, Uomo inginocchiato e implorante
Disegno, 21 x 20,8
Bassano, Museo Civico

Canova
Nudo femminile
Disegno, 44,1 x 30,4
Bassano, Museo Civico

Canova
Nudi femminili
Matita e carboncino su carta bianca comune non vergata, 42,2 x 32,7
Bassano, Museo Civico

Canova
Schizzo di nudo femminile stante di profilo con il volto di fronte
Matita, carta avorio, 27,3 x 16
Bassano, Museo Civico

Canova
Scene con Venere e Marte
Carboncino su carta e avorio, 15,6 x 27,5
Bassano, Museo Civico

Canova
Studio per la Venere Italica, da tergo
Penna e inchiostro bruno, 22,4 x 19
Bassano, Museo Civico

Canova
Nudo femminile stante di prospetto con le mani sul capo
Matita, carta avorio, 42,5 x 34,3
Bassano, Museo Civico

Canova
Schizzo di nudo femminile stante di fronte con il volto di profilo
Matita, carta avorio, 23,7 x 16
Bassano, Museo Civico

Canova
Studio dalla Venere deʹ Medici
Sanguigna, 50,4 x 36,4
Bassano, Museo Civico

Canova
Studi di nudi femminili e due corpi d’infanti distesi – mercato degli amorini
Matita e carboncino su carta bianca comune non vergata, 12,6 x 17,9
Bassano, Museo Civico

Canova
Disegno per Paolina
Matita su carta avorio, 16 x 23,7
Bassano, Museo Civico

Canova
Nudo femminile seduto a terra, con le gambe rannicchiate e il capo reclinato su un ginocchio
Matita, carta avorio, 420 x 331
Bassano, Museo Civico

Canova
Gladiatore Borghese
Matita e carta avorio, 44,7 x 53,3
Bassano, Museo Civico

Canova
Nudo virile di profilo atteggiato come il Gladiatore Borghese
Matita e carta avorio, 32 x 46
Bassano, Museo Civico

Canova
Nudo femminile seduto a terra, di schiena, con le mani sulla gamba destra
Matita, carta avorio, 42 x 32,1
Bassano, Museo Civico

Canova
Nudo femminile seduto a terra, il braccio sinsitro è appoggiato e sostiene il capo
Matita, carta avorio, 42 x 32,1
Bassano, Museo Civico

Canova
Venere con lo specchio, 1785 ca.

Dipinto, 134 x 177
Possagno, Gipsoteca

Canova
Venere con Fauno, 1782 ca.

Dipinto, 151 x 205
Possagno, Gipsoteca

Canova
Le Grazie e due amori danzano davanti al simulacro di Venere, 1797 ca
Dipinto, 52 x 66
Possagno, Gipsoteca

Canova
Venere e Amore in fasce, 1789
Dipinto, 132 x 82
Possagno , Gipsoteca


Organizzazione: MondoMostre
Sede: Roma, Galleria Borghese, Piazzale Scipione Borghese 5
Date della mostra: dal 18 ottobre 2007 al 3 febbraio 2008
Orari: tutti i giorni, escluso il lunedi – dalle 9.00 alle 19.00
Ingresso: interi € 10,5 per mostra e Galleria Borghese, più diritto di prevendita
la prenotazione è obbligatoria
Prenotazioni: tel. 06 32810 – www.ticketteria.it

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